7 febbraio 1979
Oggi abbiamo fatto la “ marcia della penna” c’era pure un generale, non ti dico che faticaccia ma quanto ci siamo divertiti. E’ difficile poter raccontare le sensazioni che ho provato, sentendomi vicino ai miei colleghi che come me stringevano i denti. Dovevamo riuscirci, con lo zaino ed il fucile che ti segano le spalle, dovevamo arrivare a tutti i costi e così dimostrare agli anziani e pure a noi stessi che la montagna non ci spaventa affatto. Siamo partiti che mancava poco alle sette e nel cielo c’era Venere. All’andata, davanti a noi avevamo otto chilometri in salita, dei quali due fatti da una maledetta pietraia che non voleva mai finire. Quando sono arrivato in cima ero tanto contento perchè a denti stretti magari ma c’è l’ho fatta da solo. Per comprendere lo sforzo dico che ho sudato fin oltre la giacca a vento ! . Arrivati in cima abbiamo trovato i nonni che ci hanno reso gli “onori”. Per noi è stato un momento emozionante perché ci avevano riconosciuti Alpini. Poi c’è stata la messa da campo, per fortuna è durata poco, in quanto dovevamo seguirla in parte sull’attenti schierati, che voglia dopo la marcia, poi benedetti i cappelli abbiamo bevuto un po’ di vino, mangiato un panino, dopodichè zaino e fucile in spalla siamo partiti cantando sulla via del ritorno. Quei maledetti ufficiali, che poi avevano lo zaino vuoto, ci hanno fatto correre per tutta la discesa, sai cosa vuol dire correre? Ma il colpo di grazia è stato quando siamo ritornati in pianura ove ci hanno fatto un po’ marciare velocemente ed un po’ correre sulla strada asfaltata. Tutti ci siamo rovinati i piedi. Rientrati abbiamo pranzato velocemente e poi siamo andati a studiare, la doccia sono riuscito a farmela appena poco fa e per questo adesso ho fatto tardi.
Foligno 15 febbraio 1979
Qui c’è una confusione incredibile, in quanto tra meno di un’ora avremo il 1° accertamento scritto “Arte Militare” . Ho studiato, perché voglio tornare a casa, poi martedì ho “Trasmissioni” e giovedì “N.B.C.” . Se prendo un’insufficienza non mi lasciano partire.
Non puoi nemmeno immaginare quanti salti mortali faccio ogni giorno per poterti scrivere e telefonare: non lo puoi immaginare perché non vivi in questa bolgia. Per darti un’idea cercherò di farti un riassunto di una mia giornata tipo.
Sveglia alle 7 , ma nella mia camerata, la quarta, è anticipata alle 6,50, poi ci sarebbe la colazione ma io non la faccio quasi mai anche perché preferisco stare cinque minuti di più in bagno per lavarmi. Lavarsi, almeno così si chiama il gesto di gettarsi acqua gelata in faccia in un bagno che è un enorme stanzone freddissimo e umido.
Ore 7,50, Adunata! Quando suona la tromba ci dobbiamo trovare tutti allineati, batteria per batteria, per la presentazione della forza e l’Alza Bandiera. Poi sempre inquadrati marciando ci rechiamo nelle aule per seguire le lezioni, che sono sia teoriche che pratiche. Nelle teoriche ti studi a memoria un sacco di fesserie che sono anche molto complesse da assimilare soprattutto per le terminologie. Per me le più difficili sono Tiro” e “Topografia”. Le pratiche sono ad esempio “Addestramento formale” nel quale si marcia che piova o no, smonti e rimonti il fucile, poi “Servizio al pezzo”nel quale smonti completamente l’obice e poi lo rimonti.
Alle 12,30 si va a mangiare. Naturalmente in fila ordinati, con il bicchiere e le posate in mano si attende fino alle 13,15 per ricevere il vassoio. Il pranzo si mangia molto velocemente poi si va in camerata fino alle 14,15, quando c’è l’adunata pomeridiana. Altre tre ore di lezione poi finalmente alle 17,35 si può andare a cambiare perché alle 18 c’è la libera uscita. Io approfitto per andarmi a fare una doccia così esco alle 19 e giro fino alle 19,30 per recarmi al “Circolo Cittadino” per studiare fino alle 20 (immagina quanto possiamo imparare così). Dopodichè gettoni alla mano mi metto in fila per telefonarti, però succede spesso che non prendo la linea, così perdo il turno e devo ricominciare da capo fino a che non mi rispondi. È il momento più bello della giornata, poi … gli scatti sono come sempre inesorabili e mi mangiano i miei venti gettoni in pochi minuti.
Poi c’è il rientro ed alle 22 c’è il contrappello e dopo gli anziani ti fanno “addestramento” cioè urlare e fare flessioni. Alle 24 finalmente a letto stanco ma ancora con la voglia di scrivere al lume di una candela incollata con la cera sul bordo della branda.