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Foligno, 19 febbraio 1979

 … quando arriverò,  cerca di capirmi perché sarò forse un po’stanco in quanto durante questa settimana abbiamo ben due provette maledizione e venerdì c’è l’esercitazione di marcia, molto più dura della prima in quanto si svolgerà su un terreno più aspro ed avrà più chilometri. Ci daranno la sveglia alle cinque ed il ritorno è previsto per le quattordici, dopodichè tre ore di scuola, niente doccia, dico niente e poi se Dio vuole sarò da te dopo credo 14 ore di treno nelle quali  dovrò rimanere sveglio perché devo prendere quattro coincidenze.

Questa settimana sono particolarmente incasinato perché ho terminato tutti i soldi, non ho nemmeno cinque lire e perciò dovrò farmeli prestare altrimenti come faccio a telefonarti?

 

Foligno, 20 febbraio 1979

 Che giornataccia oggi, avevamo l’accertamento di “ Trasmissioni” che è andato bene per fortuna, poi due ore di Topografia di seguito ed altre materie che non servono ad un accidente e che sono “barbosissime”.

Sono qui come ogni sera al lume della candela che ho sopra il letto e che tremola per gli spifferi freddi che entrano in camerata. Resisto a questo freddo e l’ultima innovazione che ho apportato nel mio abbigliamento notturno è di mettermi sotto il pigiama e sopra la maglia di lana pure la tuta da ginnastica, quella nera con le righe gialle che ci hanno dato qui. Non sono proprio bello da vedere infagottato così tenendo pure conto del passamontagna calato fino al collo e dei calzettoni da sci. Accidenti mi è caduta la candela !

 

Foligno, 2 marzo 1979 

Tutum … Tutum… il treno si allontanava. Piano, piano come una grazia, le ali di Morfeo mi hanno rapito e mi hanno tenuto fino a Terontola ove mi sono ritrovato per caso, infatti come d’istinto mi sono svegliato soltanto in quella stazione di passaggio che ho maledettamente imparato a conoscere. Non ho fatto nemmeno tempo a scendere che mi ritrovavo assieme a tutti gli altri che come me erano stati in licenza. Volti stanchi, tristi e assonnati: ci conoscevamo ormai bene ma siamo riusciti a bisbigliarci a malapena un ciao.

Con la coincidenza tutti a Foligno ! quando sono rientrato alla scuola ho avuto la sensazione di trovarmi sulla luna, in un ambiente ostile nel quale di nuovo avrei dovuto giocoforza riambientarmi.

Le ore passavano stanche anche per il sonno incredibile che avevo. Ad un certo punto mi sono addormentato in classe. Poi l’accertamento di “Materiali d’Artiglieria” che gentilmente sono riusciti a passarmi, il pranzo ed un pomeriggio pieno di ordini, di grida che però non riuscivano a raggiungermi.

 

Foligno, 3 marzo 1979

Martedì ci ha accolto la neve, era tutto bianco, bello da vedere senza dubbio ma che freddo, tanto che non ci hanno mandati a sparare come era previsto. Come alternativa ci hanno fatto svolgere le lezioni del giorno successivo, naturalmente con il relativo accertamento di N.B.C. per il quale a dir la verità non ho studiato in quanto lunedì sera ero tutto intento a cercare di telefonare. Per cui anche questa volta mi sono affidato alla bontà dei miei colleghi. Purtroppo non avevo considerato un fattore importante cioè che la guerra Nucleare, Biologica e Chimica non l’aveva studiata nessuno. Come consolazione ti posso dire che ci hanno fregati tutti.

 

Ed eccoci a mercoledì, sveglia alle 6,30 poi con il cinturone, l’elmetto e la giacca a vento a prendere il fucile in armeria (il mio è il n°3169001), dopodichè con una certa allegria dovuta alla novità siamo saliti sui camion e via, verso il poligono di Spoleto. Durante il tragitto “che forte”, cantavamo e che allegria come per fare una gita ed era una gita con tanto di panini e aranciate, l’unica cosa è che non c’erano  ragazze, insomma mancava l’elemento base per la massima allegria.

Cantavamo e come ho detto eravamo nel nostro piccolo felici, la gente per strada ci salutava e noi rispondevamo con ampi ciao. Passavamo per i paesi ed al nostro arrivo tutti si fermavano e ci sorridevano e noi cantavamo ancora più forte. Poi sull’autostrada una nota di colore, in poche parole uno di noi ha avuto una crisi di dissenteria: è stato il primo Allievo nella storia della SAUSA che è riuscito a fermare una colonna militare con 65 Allievi e 10 Ufficiali. Che ridere vederlo tutto rosso sbucare da una siepe sotto lo sguardo di una settantina di persone che in amicizia non gli hanno fatto pesare il fattaccio anzi hanno buttato il tutto in ridere.

Finalmente dopo il lungo tragitto siamo giunti al poligono che era circondato dalla polizia e li prima di tutto abbiamo fatto merenda al sacco con tutto un contorno di risate e di scherzi che solo un gruppo di giovani come noi pieni di voglia di vivere e di allegria può fare. Io ad un certo punto, come gli altri mi sono disteso sull’erba sotto il sole e mi sono immaginato di essere nel nostro Carso. Come sempre però un colpo di “fischietto” rovina tutto. Questa volta era il Capitano che ci chiamava all’adunata. Con qualche incertezza mi sono ripreso le sembianze di soldataccio e sono andato a sparare. Che confusione, ho sparato con il mio fucile “Garand”, poi con il F.A.L. e poi con l’M.G. 42/59, la  mitragliatrice da campo. Per fortuna mi ero premunito di tappi per le orecchie infatti mi sembrava di vivere il finimondo. Non ho mai immaginato che sparare facesse tanta confusione. Finita la chiassosa scampagnata ci siamo ritrovati nei camion a ripercorrere in senso inverso la strada del mattino. Di nuovo cantare, salutare la gente e le ragazze che tornavano da scuola verso le quali molti gridavano dietro simpatici inviti. Poi il viaggio finisce con il rientro nella fredda caserma del “ Generale Gonzaga del Vodice” .

Giovedì sono stato il “capo corso” per il 94°, non ti dico che nervosismo, dover assumersi la responsabilità di quel gruppo di scalmanati, farli marciare in ordine, far udire” comandi secchi e decisi”, parlare per tutti agli ufficiali. A me è toccata una giornata particolare, più difficile delle altre, in quanto gli anziani che sono il nostro “terrore” erano usciti in esercitazione esterna per cui tutti si sono sentiti liberi di fare baccano. Non ti dico quanto mi sono dovuto arrabbiare e questo mi è costato una certa impopolarità con qualche collega ed il nomignolo di “fascista”. Ma sai cosa ti dico, di quello che pensano non me ne frega proprio nulla.

Venerdì mattina dopo l’accertamento di “Tiro” siamo andati a fare la seconda puntura. Già provati dall’esperienza passata venti giorni fa ci eravamo un po’ preparati perchè questa volta la dose era doppia. È stato un macello, siamo entrati in infermeria tutti sorridendo e scherzando ma, dopo nessuno diceva nemmeno una parola. Quando mi hanno chiamato sono entrato nella stanzetta dell’ambulatorio e la prima cosa che ho visto è stato uno che sveniva, che impressione era tutto bianco, ho guardato a destra e c’è n’era un altro disteso sulla barella, poi ho sentito un “s’accomodi”allora per non vedere né svenimenti né l’ago ho guardato il soffitto. Nel frattempo il dottore mi martoriava il petto: che male mi ha fatto. Anch’io mi sono rivestito in silenzio, senza la voglia di dire nulla, perché mi faceva tanto male. Nel frattempo altri svenivano, anche i più forti e qualcuno l’ho sorretto. Poi sono andato nella camerata e  nel giro di mezz’ora ero già pieno di febbre, così mi sono messo a letto. Stavo abbastanza male.

Oggi sabato sono uscito per cercare di telefonare a qualcuno a Trieste, ma non ho trovato nessuno: era come la goccia che fa traboccare il vaso.

Quando sono rientrato in camerata guarda caso sono stato preso di mira da un paio di “nonni” che forse non avevano capito una frase cha avevo detto alla mensa e perciò volevano divertirsi un po’ alle mie spalle, ma ero troppo teso per stare al gioco e li ho mandati a quel paese. Naturalmente per loro è stato un segno di rivolta ed abbiamo cominciato a litigare. È volata una bottiglia ed io mi sono tagliato una mano ed allora dopo averli mandati ancora una volta in malora sono andato al bagno sulla soglia del quale ho trovato un terzo “nonno”  che stava facendo fare non so quali cretinate ad altri del 94°, naturalmente appena mi ha visto ha pensato bene di farmi fare qualche idiozia. Ma non ne ha avuto nemmeno il tempo perché gli ho dato uno spintone e gli ho risposto molto male dopo avergli sbattuto pure la porta in faccia. Poi non devo nascondere il fatto che sono entrato in un gabinetto e mi sono messo a piangere. Era uno sfogo di nervi perché scoppiavo, perché ero stanco, perché, perché…non è da vergognarsi è successo a tanti da queste parti ed è successo anche a me. Non c’è da preoccuparsi sono rimasto sempre lo stesso, solo che oggi ero più provato delle altre volte e mangia oggi, mangia domani poi preoccupazioni ed incomprensioni che si sommano l’un l’altre,  poi … si fa BUM !  

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