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Foligno 2 febbraio 1979

Ieri avevo passato una giornata molto brutta sia psicologicamente sia dal punto di vista fisico, non stavo bene, avevo un mal di gola pazzesco, frutto di quella maledetta influenza che  non mi vuole passare in nessun modo. Nelle camerate è tanto umido che al mattino le coperte e le lenzuola sono bagnate, io mi sveglio sempre con il mal di gola anche se sono molto coperto, perché dormo con la maglia di lana, i “mutandoni” dell’esercito sempre di lana (quelli bianchi che ti arrivano fino alle caviglie), il pigiama, i calzettoni da sci ed il passamontagna in testa.

Ti devo lasciare un istante, ora vado a fare la puntura, ci sentiamo più tardi.
AIA che male, mamma mia quanto punge accidenti. Insomma la puntura non è nulla, te la fanno sul petto e finisce li, ma i guai incominciano adesso, giramento di testa, sintomi di mancamento, il petto tira, le gambe che non tengono. AIA ! Giapietro è svenuto scendendo le scale, che impressione. A me hanno centrato una venuzza e mi esce sangue. AIA, che male ! Comincia ad essere dura la vita a Foligno. E’ tutto diverso da quello che succede in una caserma normale, quelli che sono a Trieste non fanno nulla rispetto a noi, che lavoriamo, studiamo come mai dalla mattina alla sera. Qui c’è una disciplina incredibile, una cosa mai vista, bisogna stare diritti ed è proibito commentare qualsiasi cosa, poi, quando si esce bisogna essere almeno in tre, quando s’incrocia un ufficiale devi salutarlo guardandolo fisso negli occhi con lo sguardo più incazzato che puoi e per fare ciò vorrebbero insegnarti ad essere cattivo facendoti le peggiori angherie e trattandoti come una pezza da piedi. Quando vedono che uno è triste lo riprendono, perché i montanini non devono esserlo, quando sei allegro invece ti fanno fare dei servizi in più per toglierti il sorriso. E’ dura, non credevo fosse così, nemmeno potevo immaginarlo. Poi la nostra dicono sia una delle caserme più dure d’Italia, perciò puoi immaginarti il trattamento che si subisce. Sto sempre peggio, ora non riesco a muovere il braccio sinistro e mi fa tanto male la testa. Maledetta puntura !

 

Foligno, 3 febbraio 1979

Oggi sto meglio e mi sento particolarmente di buon umore. Ieri invece dopo la puntura ho cominciato a sentirmi male, mi girava la testa finché alle sette mi sono messo a letto con trentanove di febbre. E’ una cosa normale, niente paura è la semplice reazione della prima puntura al petto, prima, perché tra un mese ce ne fanno un’altra, dicono con la dose doppia, comunque a me non dovrebbe fare più male in quanto la reazione l’ho avuta adesso. Qui più o meno siamo tutti  rincretiniti ed io come gli altri ho la tetta sinistra grandissima e sensibile ad ogni movimento. Dicevo che stamani mi sentivo bene perciò mi sono offerto volontario per i servizi e mi hanno messo a fare il  piantone di camerata. E’ stata una bella mossa perché ho scoperto che essendo oggi sabato è considerato festivo pertanto il punteggio dei servizi raddoppia rispetto ai giorni feriali. Durante i servizi ho lavato tutte le camerate, ho pulito i gabinetti e questa sera distribuirò la cena. Sono contento perché così lavorando il tempo passa più velocemente. Poi da lunedì comincia la guardia muli ed io mi metterò volontario pure lì in quanto più servizi fai più probabilità hai di avere una licenza.

 

Foligno, 6 febbraio 1979

… l’unica cosa che non mi vuol passare è il mal di testa che a sua volta mi è dato dal mio eterno raffreddore. Sono andato in infermeria e mi hanno detto che è sinusite, cosa abbastanza comune in questa caserma viste le condizioni nelle quali ci fanno vivere.

Domani facciamo la cosiddetta marcia della penna, quella della quale avevo raccontato qualche lettera fa. Ci fanno alzare alle sei (sob !) e con lo zaino in spalla “andiam sulle montagne”. Le stelle alpine però credo no si trovino da queste parti, ma te le prometto non appena mi assegneranno al corpo che probabilmente sarà Tolmezzo.

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Foligno, 18 marzo 1979

Qui è tutto brutto, ci stanno facendo scoppiare, prova ad immaginarti un po’ cosa ho fatto in questi giorni. Martedì ho lavato e spazzato camerate e gabinetti dalle otto di mattina alle cinque e mezza di sera poi, alle cinque e mezza ho iniziato il servizio armato ordinario e poi ho distribuito la cena. Mercoledì mattina sveglia alle cinque perché gli anziani partivano per il campo, poi alle sette e mezza di nuovo distribuzione per la merenda e via tutta la giornata.  Poi finalmente alle cinque e mezza sono potuto uscire un’oretta, soltanto una perché dovevo studiare, quell’oretta che nessuno poteva privarmi perché dovevo imbucare una lettera e perché volevo telefonare. Giovedì si studia è per fortuna un giorno tranquillo ma venerdì nuovamente al lavoro, sveglia alle sei e quarantacinque perché bisogna pulire la zona dei porticati, dall’entrata della caserma fino al portone delle nostre camerate più naturalmente il cortile: addio venerdì ! come vedi sono riusciti a fare di me un perfetto uomo di casa, in questi mesi dunque ho spazzato, pulito e lavato quanto non ho fatto in tutta la mia vita. Alla sera di nuovo un’oretta fuori, poi a studiare, sapessi che divertimento. Sabato e domenica servizio in centrale tutto il giorno e la notte sveglio con il fucile in spalla a girare su e giù in un angolo sperduto della caserma. Un’ora passa due anche ma quando sono quattro, cinque, dieci che barba e soprattutto che stanchezza perché quelli che montano di guardia non potrebbero dormire ma dato che il tenente è un tipo buono ci ha lasciato coricarci vestiti e con gli scarponi. Così è passata anche la domenica mentre la gente passava davanti a me per tornare a casa come facevamo noi qualche tempo fa, passavano le coppiette in macchina. Io ero lì in cima alla garitta, quella che vede il vialone, poi tre ragazze mi hanno salutato, mi ha fatto piacere in quanto è una cosa rarissima ricevere un sorriso da queste parti. Oggi sono in polveriera e guarda caso di nuovo di guardia, perciò un’altra notte in bianco, però stavolta ero veramente solo, in mezzo alla natura, di notte in compagnia della nostra luna e delle nostre stelle. Io sono molto stanco mi pesano la mancanza di sonno ed alcune insoddisfazioni personali che ho in questi giorni, infatti, ho litigato con gran parte dei colleghi che sono in polveriera con m. Una consolazione: 87 giorni !

 

Foligno, 25 aprile 1979

Il posto in cui mi trovo sinceramente non si addice molto per scrivere una lettera infatti ci sono 11 bestioni che mi tengono compagnia. Non mi hanno mandato a fare la guardia al Circo Orfei, ma come s’intuisce di nuovo questa notte la passerò con i muli. Cominciano ad essermi un pochino più simpatici anche perché mi sono già fatto il callo con questo “servizio” e con loro ho familiarizzato molto anche per il fatto della faccenda che associa i triestini ai muli, muli triestini e via così.

 

Foligno 3 maggio 1979

Sono ancora in infermeria in compagnia del gatto e di due ammalati, uno con la rosolia ed uno con gli orecchioni.  Il dottore mi ha detto che domani mi  farà uscire e sono molto contento di andarmene anche se mi trovo bene in infermeria. Sono contento di andarmene perché così potrò muovermi, potrò andare a farmi qualche corsa, potrò prendere aria e giocare a tennis ed almeno un paio di giorni la settimana potrò essere libero. Qui in infermeria ho fatto amicizia con tutti, con il dottore (Bruno) che insomma è un ragazzo di 27 anni che ha voglia di fare casino come me e poi tutti gli altri sei che sono tutti laureandi in medicina ed anche loro hanno una particolare voglia di far confusione. Si scherza, si ride, si sta a parlare fino a tardi, poi loro escono ed io me ne resto a guardare la televisione. Alle sette guardo i cartoni animati oppure “Spazio 1999” poi la sera quello che capita. Prima di andare a dormire poi mi faccio una camomilla. 

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7 febbraio 1979

Oggi abbiamo fatto la “ marcia della penna” c’era pure un generale, non ti dico che faticaccia ma quanto ci siamo divertiti. E’ difficile poter raccontare le sensazioni che ho provato, sentendomi vicino ai miei colleghi che come me stringevano i denti. Dovevamo riuscirci, con lo zaino ed il fucile che ti segano le spalle, dovevamo arrivare a tutti i costi e così dimostrare agli anziani e pure a noi stessi che la montagna non ci spaventa affatto. Siamo partiti che mancava poco alle sette e nel cielo c’era Venere. All’andata, davanti a noi avevamo otto chilometri in salita, dei quali due fatti da una maledetta pietraia che non voleva mai finire. Quando sono arrivato in cima ero tanto contento perchè a denti stretti magari ma c’è l’ho fatta da solo. Per comprendere lo sforzo dico che ho sudato fin oltre la giacca a vento ! . Arrivati in cima abbiamo trovato i nonni che ci hanno reso gli “onori”. Per noi è stato un momento emozionante perché ci avevano riconosciuti Alpini. Poi c’è stata la messa da campo, per fortuna è durata poco, in quanto dovevamo seguirla in parte sull’attenti schierati, che voglia dopo la marcia, poi benedetti i cappelli abbiamo bevuto un po’ di vino, mangiato un panino, dopodichè zaino e fucile in spalla siamo partiti cantando sulla via del ritorno. Quei maledetti ufficiali, che poi avevano lo zaino vuoto, ci hanno fatto correre per tutta la discesa, sai cosa vuol dire correre? Ma il colpo di grazia è stato quando siamo ritornati in pianura ove ci hanno fatto un po’ marciare velocemente ed un po’ correre sulla strada asfaltata. Tutti ci siamo rovinati i piedi. Rientrati abbiamo pranzato velocemente e poi siamo andati a studiare, la doccia sono riuscito a farmela appena poco fa e per questo adesso ho fatto tardi.

 

 Foligno 15 febbraio 1979

Qui c’è una confusione incredibile, in quanto tra meno di un’ora avremo il 1° accertamento scritto “Arte Militare” . Ho studiato, perché voglio tornare a casa, poi martedì ho “Trasmissioni” e giovedì  “N.B.C.” . Se prendo un’insufficienza non mi lasciano partire.

Non puoi nemmeno immaginare quanti salti mortali faccio ogni giorno per poterti scrivere e telefonare: non lo puoi immaginare perché non vivi in questa bolgia. Per darti un’idea cercherò di farti un riassunto di una mia giornata tipo.

Sveglia alle 7 , ma nella mia camerata, la quarta, è anticipata alle 6,50, poi ci sarebbe la colazione ma io non la faccio quasi mai anche perché preferisco stare cinque minuti di più in bagno per lavarmi. Lavarsi, almeno così si chiama il gesto di gettarsi acqua gelata in faccia in un bagno che è un enorme stanzone freddissimo e umido.

Ore 7,50,  Adunata! Quando suona la tromba ci dobbiamo trovare tutti allineati, batteria per batteria,  per la presentazione della forza e l’Alza Bandiera. Poi sempre inquadrati marciando ci rechiamo nelle aule per seguire le lezioni, che sono sia teoriche che pratiche. Nelle teoriche ti studi a memoria un sacco di fesserie che sono anche molto complesse da assimilare soprattutto per le terminologie. Per me le più difficili sono Tiro” e “Topografia”.  Le pratiche sono ad esempio “Addestramento formale” nel quale si marcia che piova o no, smonti e rimonti il fucile, poi “Servizio al pezzo”nel quale smonti completamente l’obice e poi lo rimonti.

Alle 12,30 si va a mangiare. Naturalmente in fila ordinati, con il bicchiere e le posate in mano si attende fino alle 13,15 per ricevere il vassoio. Il pranzo si mangia molto velocemente poi si va in camerata fino alle 14,15, quando c’è l’adunata pomeridiana. Altre tre ore di lezione poi finalmente alle 17,35 si può andare a cambiare perché alle 18  c’è la libera uscita. Io approfitto per andarmi a fare una doccia così esco alle 19  e giro fino alle 19,30 per recarmi al “Circolo Cittadino” per studiare fino alle 20 (immagina quanto possiamo imparare così). Dopodichè gettoni alla mano mi metto in fila per telefonarti, però succede spesso che non prendo la linea, così perdo il turno e devo ricominciare da capo fino a che non mi rispondi.  È il momento più bello della giornata, poi … gli scatti sono come sempre inesorabili e mi mangiano i miei venti gettoni in pochi minuti.

Poi c’è il rientro ed alle 22 c’è il contrappello e dopo gli anziani ti fanno “addestramento” cioè urlare e fare flessioni. Alle 24 finalmente a letto stanco ma ancora con la voglia di scrivere al lume di una candela incollata con la cera sul bordo della branda.

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Foligno, 21 maggio 1979

Eccomi, dopo circa dieci giorni sono riuscito a trovare il tempo per scrivere, non ho avuto tregua, anzi non me l’hanno data. Mi si stanno chiudendo gli occhi perché sono molto stanco, questa volta hanno veramente superato il limite e mi hanno spremuto come un limone e poi battuto come uno straccio. Non solo me, ma anche i miei amici ci siamo accorti che ci hanno usati come non fossimo nemmeno degli esseri umani. Io sinceramente non ne posso più sia per lo stress fisico sia per le pressioni psicologiche che ci hanno fatto e che ci fanno ancora. Sempre di corsa, Depetroni di qua, Depetroni di là, c’è sempre da lavorare.  C’è poi la stanchezza che non ti da là lucidità e la prontezza: ogni volta che ci si siede ci si addormenta ! Ieri mi sono addormentato a Roma su un gradino appoggiato al muro di una casa vecchia poco distante dal Foro, poi mi sono fatto 4 ore di viaggio nel cassone di un camion e cosa ho fatto ? Mi sono disteso sul legno del fondo del piano di carico, nella polvere ed ho cercato di dormire. Ogni minuto è prezioso. Accanto a me Giancarlo suona la chitarra, ecco come passiamo le giornate, aspettando che le ore passino, ascoltando una canzone che parli di cose belle cioè quello che dentro di noi desideriamo, che speriamo che poi è concentrato in questi pochi momenti di pace in qualche sera come questa. Adesso non ho voglia di andare a dormire, ho voglia di parlare e così prenderò lo sgabello ed assieme a qualche altro di noi parlerò, poi scherzerò magari mi farò una risata. Sicuramente salterà fuori una bottiglia e così termineremo bevendo un bicchierino alla “stellina” che piano, piano si sta avvicinando. Giancarlo suona la chitarra ed io vorrei fermare il tempo ora che ho un momento di libertà.

Domani c’è il giuramento dei “pistri”è un clima incredibile, frizzante, allegro: tutti aspettano le ragazze e le famiglie. Sono contento per loro, anche perché siamo diventati amici e credimi fa piacere vedere un amico felice. Siamo tutti incredibilmente uniti da un sentimento sincero dovuto magari alle circostanze, ma sicuro che è vero, me ne rendo conto dalla sincerità e dalla schiettezza con cui si parla. E’ sparito il tempo in cui i giovani venivano terrorizzati dagli anziani e sono contento di aver contribuito a far cadere il mito del “nonno cattivo”, mi sono impegnato e così ho la gioia di essere considerato (parole loro) “uno fra i più umani e gentili”. E’ una conquista e ne sono felice, così ora ho ritrovato quell’equilibrio e quel modo di fare che non vedevo in me da mesi.  Domani dato che alcuni giovani non hanno ricevuto nessuna visita, li porto fuori con me per passare una serata allegra purtroppo senza le famiglie e le ragazze ma in amicizia.

Anche l’altra sera siamo usciti tutti assieme e siamo andati ad Assisi a cenare. Non ti dico che baldoria, prova ad immaginare 18 forsennati che non hanno altra voglia che di evadere, di ridere un po’. Be’ Assisi ha tremato, tu mi conosci quando sono in “vena”ecco, quella era la sera adatta. Al ritorno abbiamo pure rischiato di “cappotarci” con la macchina, causa una “risata”, ma nessuno ci ha fatto caso, quando si è giovani come noi tutto è concesso. Domani voglio che si divertano pure loro anche perché sono sicuro di un permesso per rientro almeno entro le tre di notte. Si può andare lontano da questa SAUSA per dimenticarla almeno nel giorno del loro giuramento.

Mi sono fatto quattro mesi ma mancano meno di quattro settimane perché tutto ciò sia finito, niente più addii alla stazione.

 

Foligno, 4 giugno 1979

Mi trovo a Perugia nella zona periferica a fare la guardia ai seggi assieme ad altri cinque miei colleghi e due Carabinieri. Ci troviamo alloggiati in una scuola media moderna esattamente nella III F. Il nostro lavoro consiste durante il giorno di indirizzare la gente ai seggi e trattenere eventuali pacchi e le borse delle donne, poi di notte dobbiamo, a turno, girare attorno alla scuola con il fucile carico a tracolla. Ci hanno avvertito di stare all’erta in quanto sembra che ieri notte qui a Perugia ci sono stati ben due attentati, uno dei quali proprio nel nostro rione (sono però voci che mettono in giro per farci stare attenti). Non bisogna temere in quanto il giardino è ben riparato dall’esterno e poi di notte qualsiasi movimento viene notato anche a distanza per cui mi trovo in una botte di ferro anche se Perugia è più rossa del sangue che ho nelle vene. Penso che in questa scuola l’unico voto che il MSI riceverà sarà il mio e con ciò mi sembra di aver detto molto. Non pensavo che stare ai seggi fosse così divertente, il tempo passa velocemente e si è molto liberi anche di girare per la città, infatti ogni tanto facciamo irruzione in qualche bar, vestiti come se fosse scoppiata la guerra, semplicemente per prendere un caffé e non dico che faccia fa la gente quando ci vede così, sono sbigottiti e mormorano. Poi noi ci divertiamo a perquisire la gente che viene a votare, solo le borse delle signore e ci troviamo le cose più strane e insensate che ci siano. Per esempio oggi è arrivata una donna, che abbiamo subito identificato come una di quelle, alla quale abbiamo trovato perquisendo la borsetta un pacco di preservativi. Se non ci siamo piegati in due dal ridere è poco, poi un’altra, una ragazza gli abbiamo trovato un paio di mutandine. Non si pensi male di noi anche se siamo parecchio matti. Io poi mi comporto bene con la gente e non ho mai avuto atteggiamenti da militare. Dirò che la gente ci ha accolto parecchio bene, infatti siamo sempre assediati da giovani che vengono a chiacchierare ed a portarci qualche gelato. Particolarmente simpatici siamo riusciti alle scrutatrici che poi sono pure delle ragazze carine ed io come gli altri parliamo molto con loro ed abbiamo familiarizzato parecchio. Io gli racconto del mare, delle gite in barca e di cosa si prova quando si vive intensamente. Dicono che le cose che racconto sono troppo belle tanto da sembrare favole, ma quando si è sereni si riesce a trasmettere il meglio di se e tutto sembra migliore di com’è.     

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Foligno, 19 febbraio 1979

 … quando arriverò,  cerca di capirmi perché sarò forse un po’stanco in quanto durante questa settimana abbiamo ben due provette maledizione e venerdì c’è l’esercitazione di marcia, molto più dura della prima in quanto si svolgerà su un terreno più aspro ed avrà più chilometri. Ci daranno la sveglia alle cinque ed il ritorno è previsto per le quattordici, dopodichè tre ore di scuola, niente doccia, dico niente e poi se Dio vuole sarò da te dopo credo 14 ore di treno nelle quali  dovrò rimanere sveglio perché devo prendere quattro coincidenze.

Questa settimana sono particolarmente incasinato perché ho terminato tutti i soldi, non ho nemmeno cinque lire e perciò dovrò farmeli prestare altrimenti come faccio a telefonarti?

 

Foligno, 20 febbraio 1979

 Che giornataccia oggi, avevamo l’accertamento di “ Trasmissioni” che è andato bene per fortuna, poi due ore di Topografia di seguito ed altre materie che non servono ad un accidente e che sono “barbosissime”.

Sono qui come ogni sera al lume della candela che ho sopra il letto e che tremola per gli spifferi freddi che entrano in camerata. Resisto a questo freddo e l’ultima innovazione che ho apportato nel mio abbigliamento notturno è di mettermi sotto il pigiama e sopra la maglia di lana pure la tuta da ginnastica, quella nera con le righe gialle che ci hanno dato qui. Non sono proprio bello da vedere infagottato così tenendo pure conto del passamontagna calato fino al collo e dei calzettoni da sci. Accidenti mi è caduta la candela !

 

Foligno, 2 marzo 1979 

Tutum … Tutum… il treno si allontanava. Piano, piano come una grazia, le ali di Morfeo mi hanno rapito e mi hanno tenuto fino a Terontola ove mi sono ritrovato per caso, infatti come d’istinto mi sono svegliato soltanto in quella stazione di passaggio che ho maledettamente imparato a conoscere. Non ho fatto nemmeno tempo a scendere che mi ritrovavo assieme a tutti gli altri che come me erano stati in licenza. Volti stanchi, tristi e assonnati: ci conoscevamo ormai bene ma siamo riusciti a bisbigliarci a malapena un ciao.

Con la coincidenza tutti a Foligno ! quando sono rientrato alla scuola ho avuto la sensazione di trovarmi sulla luna, in un ambiente ostile nel quale di nuovo avrei dovuto giocoforza riambientarmi.

Le ore passavano stanche anche per il sonno incredibile che avevo. Ad un certo punto mi sono addormentato in classe. Poi l’accertamento di “Materiali d’Artiglieria” che gentilmente sono riusciti a passarmi, il pranzo ed un pomeriggio pieno di ordini, di grida che però non riuscivano a raggiungermi.

 

Foligno, 3 marzo 1979

Martedì ci ha accolto la neve, era tutto bianco, bello da vedere senza dubbio ma che freddo, tanto che non ci hanno mandati a sparare come era previsto. Come alternativa ci hanno fatto svolgere le lezioni del giorno successivo, naturalmente con il relativo accertamento di N.B.C. per il quale a dir la verità non ho studiato in quanto lunedì sera ero tutto intento a cercare di telefonare. Per cui anche questa volta mi sono affidato alla bontà dei miei colleghi. Purtroppo non avevo considerato un fattore importante cioè che la guerra Nucleare, Biologica e Chimica non l’aveva studiata nessuno. Come consolazione ti posso dire che ci hanno fregati tutti.

 

Ed eccoci a mercoledì, sveglia alle 6,30 poi con il cinturone, l’elmetto e la giacca a vento a prendere il fucile in armeria (il mio è il n°3169001), dopodichè con una certa allegria dovuta alla novità siamo saliti sui camion e via, verso il poligono di Spoleto. Durante il tragitto “che forte”, cantavamo e che allegria come per fare una gita ed era una gita con tanto di panini e aranciate, l’unica cosa è che non c’erano  ragazze, insomma mancava l’elemento base per la massima allegria.

Cantavamo e come ho detto eravamo nel nostro piccolo felici, la gente per strada ci salutava e noi rispondevamo con ampi ciao. Passavamo per i paesi ed al nostro arrivo tutti si fermavano e ci sorridevano e noi cantavamo ancora più forte. Poi sull’autostrada una nota di colore, in poche parole uno di noi ha avuto una crisi di dissenteria: è stato il primo Allievo nella storia della SAUSA che è riuscito a fermare una colonna militare con 65 Allievi e 10 Ufficiali. Che ridere vederlo tutto rosso sbucare da una siepe sotto lo sguardo di una settantina di persone che in amicizia non gli hanno fatto pesare il fattaccio anzi hanno buttato il tutto in ridere.

Finalmente dopo il lungo tragitto siamo giunti al poligono che era circondato dalla polizia e li prima di tutto abbiamo fatto merenda al sacco con tutto un contorno di risate e di scherzi che solo un gruppo di giovani come noi pieni di voglia di vivere e di allegria può fare. Io ad un certo punto, come gli altri mi sono disteso sull’erba sotto il sole e mi sono immaginato di essere nel nostro Carso. Come sempre però un colpo di “fischietto” rovina tutto. Questa volta era il Capitano che ci chiamava all’adunata. Con qualche incertezza mi sono ripreso le sembianze di soldataccio e sono andato a sparare. Che confusione, ho sparato con il mio fucile “Garand”, poi con il F.A.L. e poi con l’M.G. 42/59, la  mitragliatrice da campo. Per fortuna mi ero premunito di tappi per le orecchie infatti mi sembrava di vivere il finimondo. Non ho mai immaginato che sparare facesse tanta confusione. Finita la chiassosa scampagnata ci siamo ritrovati nei camion a ripercorrere in senso inverso la strada del mattino. Di nuovo cantare, salutare la gente e le ragazze che tornavano da scuola verso le quali molti gridavano dietro simpatici inviti. Poi il viaggio finisce con il rientro nella fredda caserma del “ Generale Gonzaga del Vodice” .

Giovedì sono stato il “capo corso” per il 94°, non ti dico che nervosismo, dover assumersi la responsabilità di quel gruppo di scalmanati, farli marciare in ordine, far udire” comandi secchi e decisi”, parlare per tutti agli ufficiali. A me è toccata una giornata particolare, più difficile delle altre, in quanto gli anziani che sono il nostro “terrore” erano usciti in esercitazione esterna per cui tutti si sono sentiti liberi di fare baccano. Non ti dico quanto mi sono dovuto arrabbiare e questo mi è costato una certa impopolarità con qualche collega ed il nomignolo di “fascista”. Ma sai cosa ti dico, di quello che pensano non me ne frega proprio nulla.

Venerdì mattina dopo l’accertamento di “Tiro” siamo andati a fare la seconda puntura. Già provati dall’esperienza passata venti giorni fa ci eravamo un po’ preparati perchè questa volta la dose era doppia. È stato un macello, siamo entrati in infermeria tutti sorridendo e scherzando ma, dopo nessuno diceva nemmeno una parola. Quando mi hanno chiamato sono entrato nella stanzetta dell’ambulatorio e la prima cosa che ho visto è stato uno che sveniva, che impressione era tutto bianco, ho guardato a destra e c’è n’era un altro disteso sulla barella, poi ho sentito un “s’accomodi”allora per non vedere né svenimenti né l’ago ho guardato il soffitto. Nel frattempo il dottore mi martoriava il petto: che male mi ha fatto. Anch’io mi sono rivestito in silenzio, senza la voglia di dire nulla, perché mi faceva tanto male. Nel frattempo altri svenivano, anche i più forti e qualcuno l’ho sorretto. Poi sono andato nella camerata e  nel giro di mezz’ora ero già pieno di febbre, così mi sono messo a letto. Stavo abbastanza male.

Oggi sabato sono uscito per cercare di telefonare a qualcuno a Trieste, ma non ho trovato nessuno: era come la goccia che fa traboccare il vaso.

Quando sono rientrato in camerata guarda caso sono stato preso di mira da un paio di “nonni” che forse non avevano capito una frase cha avevo detto alla mensa e perciò volevano divertirsi un po’ alle mie spalle, ma ero troppo teso per stare al gioco e li ho mandati a quel paese. Naturalmente per loro è stato un segno di rivolta ed abbiamo cominciato a litigare. È volata una bottiglia ed io mi sono tagliato una mano ed allora dopo averli mandati ancora una volta in malora sono andato al bagno sulla soglia del quale ho trovato un terzo “nonno”  che stava facendo fare non so quali cretinate ad altri del 94°, naturalmente appena mi ha visto ha pensato bene di farmi fare qualche idiozia. Ma non ne ha avuto nemmeno il tempo perché gli ho dato uno spintone e gli ho risposto molto male dopo avergli sbattuto pure la porta in faccia. Poi non devo nascondere il fatto che sono entrato in un gabinetto e mi sono messo a piangere. Era uno sfogo di nervi perché scoppiavo, perché ero stanco, perché, perché…non è da vergognarsi è successo a tanti da queste parti ed è successo anche a me. Non c’è da preoccuparsi sono rimasto sempre lo stesso, solo che oggi ero più provato delle altre volte e mangia oggi, mangia domani poi preoccupazioni ed incomprensioni che si sommano l’un l’altre,  poi … si fa BUM !  

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Foligno, 7 giugno 1979

Sono tornato questa sera dalle manovre. Che esperienza, veramente unica, entusiasmante ed indimenticabile. Sebbene fossi partito già fisicamente stanco, mi sono divertito tantissimo. Siamo partiti quando il sole non era ancora sorto, eravamo quasi venti camion con i pezzi attaccati dietro, con i fari accesi e noi nel cassone. Non è molto agevole viaggiare nel cassone di un camion, sia perché è scomodo sia perché ci respiri tutti i gas di scarico e la polvere alzata nelle strade bianche. Quattro ore su strada ed una per i campi in queste condizioni. Quando siamo giunti a Monte Romano faceva già un caldo infernale ed erano le nove o poco più,  per fortuna quando siamo scesi ci hanno fatto togliere la giacca, così ci siamo limitati a qualche scottatura ma non a congestionarci. Scesi dai camion dopo aver fatto una rapida colazione abbiamo iniziato a scaricare la batteria sulla linea di fuoco di sei obici, più dietro il posto comando e più distante le munizioni. Abbiamo lavorato fino a mezzogiorno poi abbiamo mangiato la razione “K” cioè il pasto da combattimento, scatolette e gallette con acqua della borraccia, uno schifo ma visto che bisogna giocare alla guerra facciamo le cose per bene. Ore 14 “Anna pronta per il fuoco” (Anna è il nome della batteria), io stringo nervosamente la granata tra le braccia come fosse una creatura, devo trattarla bene, ogni disattenzione potrebbe costare cara. Attorno a me il silenzio, tutti aspettano gli ordini dell’SCB (Sottocomandante di Batteria). Nulla, passa mezz’ora, il caldo è torrido ed io sono sudato ma ho appoggiato lo strumento di morte delicatamente per terra e mi diverto a fare fotografie. Poi un ordine del PC (Posto Comando) “Serventi ai pezzi!” in silenzio, con una velocità sicura, ci disponiamo ai nostri posti di combattimento. È l’ora, sono giunti i dati per colpire “ALFA” (l’obiettivo): sito, alzo, direzione ! Minacciose le bocche da fuoco si alzano verso l’orizzonte, io mi metto i tappi di cera nelle orecchie ed aspetto il comando che mi farà mettere in pratica cinque mesi di corso e di sofferenza. Eccolo, Caricate ! velocemente corro con quel peso di ferro verso il pezzo e con una mossa decisa e calcolata inserisco il tutto nell’otturatore. “Pezzo Pronto”, mi metto in ginocchio come prescritto dietro la coda di sinistra poi l’agognato “FUOCO !”. Il capo pezzo si getta per terra, il puntatore di sinistra schiaccia la leva: Una fiammata poi il botto ed il colpo è partito. Mi asciugo il sudore poi per due ore spariamo come dei forsennati. Siamo scottati dal sole, ho le mani piene di tagli e nelle narici l’odore della polvere da sparo ma dentro di me c’è un grido che sento sta per uscire. L’86° colpo è partito :”E’ FINITA !”, un grido che esce da cinquantun gole, ci abbracciamo, gettiamo i cappelli in aria, tutti gridano ubriachi di gioia. È finita. C’è l’abbiamo fatta “VIVA LA STELLA”. Volano le magliette, a torso nudo si lavora meglio, siamo ragazzi  provati da tante fatiche, privazioni, ingiustizie e sofferenze ma siamo felici, ci aspetta la casa, l’amore come stiamo sognano da tantissimi mesi. È finita ! uno mi grida “complimenti sottotenente Depetroni” e per poco non mi metto a piangere a sentirmi chiamare così, c’è l’ho fatta mi sembra di vedere già Trieste. Ho già dimenticato le notti fredde, la pioggia, le interminabili ore su una panca in un camion, i rimproveri degli ufficiali che mi richiamavano all’attenzione durante le ore di lezione “Depetroni, lei dov’è con la testa ?”

Ora mi trovo in una chiassosissima aula, poco fa abbiamo espresso tutti le preferenze per le destinazioni che dovremo raggiungere tra meno di un mese. Io ho chiesto Udine, Tolmezzo e Pontebba, infatti andrò in uno di questi posti. Ora ci stanno dando le ultime raccomandazioni per l’ordine pubblico di questa domenica in quanto di nuovo saremo a Perugia per il servizio ai seggi. È una fortuna perché così almeno passiamo il tempo in un modo migliore infatti questi ultimi giorni in caserma sono una cosa pazzesca da sopportare.

 

Foligno, 21 giugno 1979

Come sempre anche oggi scrivo da uno dei posti più disparati che si possono trovare da queste parti. In cinque mesi ho scritto: al freddo, seduto sulla finestra, di notte con la candela oppure dal deposito automezzi, dalla polveriera, da Roma, da Bracciano da Perugia ed ora dall’ufficio del Capo Posto (che è in sostanza il braccio destro dell’ufficiale di picchetto). È un posto strano dal quale si domina il passaggio di tutte le persone in caserma, c’è una finestra che dà sulla strada e sul giardino antistante il portone. È una giornata meravigliosa, calda, un vero invito a vivere, un invito che accolgo e cerco di attuare nel migliore dei modi, anche oggi che sono limitato nella mia libertà. Voglio vivere, correre, parlare, mi sento fortissimo. Ogni sera adesso con questo tempo vado per un paio d’ore a fare ginnastica assieme ad un gruppetto di ragazzi della mia batteria, mi diverto un mondo, facciamo le gare di corsa, poi ci buttiamo sull’erba a torso nudo per prendere il sole. Poi capita sempre quello che prende la pompa dell’acqua è ci annaffia tutti ma è una cosa simpatica e si finisce con l’essere tutti bagnati. Poi si gioca a tennis, ci si sfida e ci si prende in giro oppure si va in palestra a misurare la propria forza con i pesi. Ci si diverte un sacco ed infine si finisce sotto la doccia nella quale siamo uno addosso all’altro perché l’acqua calda c’è né sempre poca così mentre uno s’insapona l’altro si lava e così via. Così passano i giorni tra un servizio e l’altro ma ormai non rifacciamo più caso. E' FINITA ! ci siamo abituati a dormire poco anzi più che poco, da ogni parte e nei luoghi più strani, ad esempio ieri sera mentre a Perugia aspettavamo che venissero a prenderci di notte, ci siamo messi a dormire per terra davanti alla scuola dei seggi. Per terra ? si, come i barboni ma assicuro che ci si addormenta subito e si dorme pure bene.

Ora vado a montare di guardia per l’ultima volta, tra pochi giorni tornerò a Trieste!

Trieste, 1 marzo 2010

Il  94° Corso A.U.C. terminò alla S.A.U.S.A. di Foligno il 26 giugno 1979.
Dopo la licenza di trasferimento di 15 giorni venni assegnato come
Sottotenente alla Brigata Alpina Julia  presso il  Gruppo di Artiglieria da
Montagna "Udine" a Tolmezzo nella Caserma Cantore ove svolsi il servizio di
prima nomina inizialmente alla 18^ Batteria e poi nella 34^ . La fidanzatina
alla quale scrivevo da Foligno non volle seguirmi nei successivi 10 mesi e
preferì lasciarmi solo con i miei Artiglieri ed i Muli. Con i miei colleghi
del 94° Corso oggi ancora dopo tanti anni ci sentiamo costantemente, ci
frequentiamo e quando possibile cerchiamo di ritrovarci assieme non per
nostalgia ma per quella profondissima amicizia che ci ha legato a Foligno
nel lontano 1979.  Ed è proprio ai miei cari amici del 94°  sono dedicate
queste pagine tratte dalle mie "Lettere da Foligno" .

 94°: divided, but always united !