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Mario Granbassi

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Nato a Trieste nel 1907, compì gli studi liceali a Pisino, quindi si laureò in scienze economiche e commerciali all’Università di Trieste nel 1937.

Giornalista, nemmeno ventenne entrò a far parte della redazione de “Il Piccolo”, procedendo poi nella carriera fino a diventare capocronista. Per vari anni condusse, da Radio Trieste, con il nome di “Mastro Remo”, una rubrica per ragazzi, “Il cantuccio di Mastro Remo”, molto seguita. Nel 1934, per i ragazzi, fondò anche un giornalino a colori.

Silvio Benco, notoriamente in odore di antifascismo, scrisse per lui queste parloe: “Somigliava in tutto e per tutto a quei ragazzi giuliani, studenti di liceo, che nel 1915 avevano varcato il confine nascostamente per andare ad arruolarsi volontari. Come loro egli era modesto e dolce e svelto, alacre, febbriciante di agire...”

Ammesso a frequentare il corso Allievi Ufficiali di Complemento presso la scuola di Bassano del Grappa, ottenne la nomina a sottotenente degli alpini e nel 9° Reggimento Alpini prestò il servizio di prima nomina dal marzo al settembre del 1936.

Pur avendo un'esistenza già ricca di soddisfazioni ed impegni, nonché di affetti (una giovane moglie, Fernanda, e due figli ancora in tenera età), volle partecipare ad ogni costo alla guerra di Spagna, per aderire sempre più completamente all'ideale fascista.

Partì il 9 luglio 1938, imbarcandosi a Civitavecchia per Cadice e da questa data in poi, fino al 3 gennaio 1939, giorno della sua morte al fronte, annotò e fermò sulla carta pensieri, emozioni, speranze.

Messo a disposizione del comando generale della milizia con il grado di sottocapomanipolo, raggiunse il 1° Reggimento fanteria d’assalto “Frecce Azzurre” in terra spagnola.

Il 3 gennaio 1939, sul fronte di Catalogna, ferito ad un braccio nel primo sbalzo della Divisione e medicato sommariamente al posto avanzato, rifiutava di essere inviato nelle retrovie, anzi si poneva nuovamente alla testa del suo plotone che conduceva alla vittoria. Raggiunti gli obiettivi, egli eroicamente cadeva, colpito a morte, tra la costernazione dei suoi legionari che l’adoravano.

Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

 

«Comandante di plotone arditi di battaglione, si lanciava arditamente contro una munitissima posizione nemica che, con nutrito fuoco, causava forti perdite al suo battaglione, riuscendo, dopo aspro combattimento corpo a corpo, a scacciare l’avversario.

Ferito, si faceva medicare sommariamente. Ripreso il comando dei suoi arditi, si gettava ancora, con suprema audacia, nella lotta finchè, investito da una raffica di mitragliatrice, cadeva colpito a morte.

 Prima di spirare inneggiava al Duce, all’Italia, incitando i suoi uomini a non preoccuparsi della sua persona.»

 

Pendici di Monte Fosca (Spagna), 3 gennaio 1939

 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, per una felice iniziativa di un ambasciatore d'Italia a Madrid, nel tempio ossario di Saragozza (che era stato a suo tempo donato da Franco a Mussolini) vennero raccolte le salme dei volontari italiani caduti, sia di parte franchista che di parte repubblicana.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2010 10:25