Il Colonnello Rodolfo Psaro comandava il 7° reggimento della Divisione alpina Pusteria.

Il 7° Reggimento prese parte alla guerra d’Etiopia con i battaglioni Feltre, Pieve di Teco, Exilles ed alla seconda guerra mondiale con i battaglioni Feltre, Pieve di Cadore, Belluno, ai quali si aggiunsero alcuni battaglioni formati per mobilitazione ) alle campagne delle Alpi occidentali, contro la Grecia e la Jugoslavia.Il suo motto era: Ad excelsa tendo.

La Divisione Pusteria inquadrava il 7° e 11° reggimento alpini, il 5° reggimento artiglieria alpina, il battaglione misto genio e aveva sede a Brunico ( Bolzano ). 

In una giornata che preannunciava l’autunno il colonnello Psaro, a Dobbiaco, assunse il comando del 7° reggimento, dando il cambio al colonnello Carlo Ghe che aveva combattuto sulle Alpi Occidentali. Un discorso breve, assicurando gli alpini che sarebbe stato sempre con loro, perché considerati quali figli e fratelli. Indossava una divisa di panno grezzo ed era un po' pallido e tarchiato, dallo sguardo vivace ed il labbro inferiore un pò più pronunciato.

Il battaglione Cadore si trovava sul crinale del Galina el Ciaf, dove si trovavano trincee e ricoveri mentre la pioggia rendeva difficile il lavoro per la sistemazione. Nel pomeriggio dell’8 dicembre gli alpini stavano tentando di liberarsi dai pidocchi.

Salve di mortai e raffiche di mitraglia accolsero i reparti. Leggeri banchi di nebbia si formavano e scomparivano. Pioveva sempre, dovevano stare all’erta, ma erano fradici e gelati e con lo stomaco vuoto. Il tenente Luzzatto scese con alcuni alpini ma raffiche rabbiose bloccarono l’azione ed i superstiti portarono la triste notizia che l’ufficiale era caduto. Più volte i Greci avevano tentato di sfondare, senza riuscirvi, mentre si scatenava l’artiglieria nemica. Caduti il capitano Tarabini e ferito il tenente Morosini. Correva voce che verrà il colonnello. Il sottotenente Chiozzotto raccomandò agli  alpini di non intimorirsi, perchè il colonnello era un gran buon uomo. Arrivò poco dopo con Chiozzotto e l’attendente. Era pallido, visibilmente pallido, sporco di fango e la barba trascurata. Si informò della situazione, delle loro famiglie e del morale. Tirò fuori dalle tasche delle sigarette, qualche pezzo di cioccolata, una bottiglietta di anice e si avviò verso gli avamposti, abbandonati in precedenza. Una voce dietro a loro:” Signor colonnello, dove lei si trova è il posto più battuto e pericoloso“. Si volse e accennando agli esploratori: “E per questi non esiste il pericolo?“. Continuò a spostarsi in avanti fino ad un arboscello di quercia, osservano con il binocolo, senza dare ascolto a chi conosceva bene la zona e i suoi pericoli. Spruzzi di terra, sibili di proiettili di rimbalzo e scoppi di granate infuriavano attorno alle postazioni, e molto vicini al colonnello che si preoccupava solo che gli addetti alla sua protezione fossero al riparo ed efficienti.
Sulla destra sparava la mitraglia che aveva ucciso il sottotenente Luzzatto. Ma da quella direzione arrivavano anche colpi di mortaio e cannonate, ed i reparti che attaccavano di fronte rendevano la situazione sempre più difficile.

Nel respingere un ulteriore attacco, l’arrivo delle granate peggiorò la visibiltà. Voci fanno capire che il colonnello era stato colpito. Più decisi del solito gli alpini varcano la trincea, ricacciando il nemico che lasciava morti e feriti aggiunti ai precedenti.

Al rientro nelle postazioni vedono la salma del sottotenente Luzzatto ed il corpo dilaniato del colonnello, con vicino il suo attendente inginocchiato e piangente.

Non era morto, perchè esortò ad avere fede, e nonostante il fuoco nemico venne portato in un ospedaletto da campo, dove morì da eroe quale si era comportato, ricordando il suo 7° Alpini.

Tra pioggia, fame, freddo, stanchezza, vennero rintuzzati molti ancora attacchi nemici.

Il tenente colonnello Perico, comandante del battaglione Cadore,  preavvisò del prossimo ritiro.

Il colonnello Rodolfo Psaro venne decorato di Medaglia d’Oro alla memoria

 Arrigo Curiel