L'Amba Alagi, alta 3411 metri si trova nel Tigrè, sulla strada che porta da Massaua ad Addis Abeba.
L'amba nella toponomastica dell'Etiopia è un termine amarico che indica le montagne a tronco di cono, caratteristiche dell'altipiano. Alcune di queste, in Abissinia, una regione dell'Etiopia formata dalla province di Tigrè, Scirà, Amara, e Goggiam, sono state teatro di violenti scontri nelle battaglie dell'Africa Orientale sostenute dagli Italiani contro gli Abssini ed unità inglesi.
Gli Abissini del Ras Maconnen del Harar, cugino del negus Menelik II, sconfissero gli Italiani all'Amba Alagi, a Macallè e Adua, rispettivamente il 7 luglio 1895, nel gennio 1896, e il 1 marzo 1896. All'Amba Alagi venne annientata la colonna del maggiore Pietro Toselli.
Il 1° Battaglione Alpini d'Africa, al comando del colonnello Davide Menini, giunse in Eritrea nel dicembre del 1895. Era forte di 20 ufficiali e 954 tra sottuficiali e alpini. Provenivano dal 1°, 2°, 4°, 5°, 6° e 7° reggimento e dall'artiglieria da montagna. Partecipò alla nuova offensiva contro l'esercito abissino, forte - si ritiene - di centomila guerrieri.

Il 28 febbraio 1936, quarant'anni più tardi, la divisione alpina Pusteria partecipò all'occupazione dell'Amba Alagi, contro le forze del ras Mulughietà, dopo aver preso l'Amba Aradam.
Alla notte faceva un freddo maledetto e l'Amba Alagi stava lì dritta, al di sopra di tutte le Ambe vicine.
I soldati avevano imparato nelle scuole a conoscere ed amare quest'Amba dai tanti ricordi ma anche dai tanti lutti.
Ora sulla vetta stava sventolando il Tricolore, facendo commuovere tutti i presenti.
Il 27 febbraio 1936 l'Amba Uork venne conquistata, durante la campagna d'Etiopia, da un nucleo di rocciatori del 7° battaglione complementi della divisione alpina Pusteria, dopo accaniti combattimenti.
Tanti alpini piemontesi, lassù.
L'aria era piena di pallottole. Le scariche non accennavano a diminuire. Anzi, c'era ancora qualche mitragliata. Non si poteva tirar fuori dai muretti, impunemente, la testa. Il cappello venne subito preso di mira e sforacchiato. Il casco con la penna, lo stesso. Era ormai mezzogiorno. " Boja faos! ", protesta uno, "...ma a van nen lour, ci a piè il rancio? "
Tanti Abissini sulle pendici e sui picchi aguzzi, ma anche sotto ce n'erano migliaia.
Una montagna tutta bucata l'Amba Uork con tantissimi covi e tane ricoperti da frasche. L'avanzata continuava verso il passo Agumbertà, Assocattì e il lago Ascianghi che, visto dall'alto, sembra adagiato in una conca dove scendono i pendii dei monti venuti giù a coricarsi in un desiderio di riposo. Le rive erano punteggiate da buche immense di bombe d'aereo.
Ora la grande coppa era pronta ad accogliere la colata di Alpini e di muli.

Nel 1941, il Vicerè d'Etiopia, il Duca Amedeo d'Aosta e delle Puglie, di fronte alle avanzate concentriche degli Inglesi nell'Africa Orientale, decise di trincerarsi nella regione montuosa dell'Amba Alagi, consapevole dell'inutile sacrificio, per combattere fino all'esaurimento delle forze, al fine di ritardare l'avanzata del nemico.
Il 18 maggio gli Inglesi resero l'onore delle armi agli eroici difensori dell'Amba Alagi, capitolata, con 18.000 uomini e 5 generali.
In Etiopia si combatteva ancora. Il 23 novembre 1941 venne abbandonato il ridotto di Qulquaber tra Debra-Tabor e Gondar. Quest'ultima cadde il 27 successivo, difesa da quei pochi militari di cui il generale Nasi disponeva ancora in Abissinia.
La Somalia, dal 1889 colonia italiana, ingrandita nel 1925, con l'annessione dell'Oltregiuba britannico, venne attaccata nel 1941 da tre divisioni sudafricane, una colonna mobile sudanese ed un contingente belga, provenienti dal Kenia ed Oltregiuba. Kisimaio venne ocupata il 13 febbraio e il 25 febbraio accadde lo stesso per Mogadiscio, capitale della Somalia.
L'Impero Italiano nell'Africa Orientale era così completamente distrutto.

Arrigo Curiel