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Nicolo' Giani

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Niccolò Giani nacque a Muggia il  20 giugno 1909.

Dopo essersi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Milano e quindi ai Gruppi Universitari Fascisti (GUF), nel 1930 fonda nel capoluogo lombardo la Scuola di Mistica Fascista “Sandro Italico Mussolini”.

Nel luglio 1931 venne ammesso alla Scuola Allievi ufficiali della specialità alpina e nel dicembre dello stesso anno fu nominato sottotenente. Assegnato all’11° Reggimento Alpini fu congedato nell’agosto del 1932.

Nel 1935 ottiene la libera docenza in Diritto del lavoro e previdenza sociale e quindi la cattedra di Storia e dottrina del fascismo all'Università di Pavia, segnalandosi anche in campo politico.

Collabora a diverse testate, tra cui “Tempo di Mussolini”, “Dottrina Fascista” (organo ufficiale della Scuola di mistica fascista) e “Cronaca Prealpina”.
Nel 1938 è tra i firmatari del Manifesto della razza in appoggio alle leggi razziali fasciste.

Partecipa come volontario alla guerra d'Etiopia nel 1935-1936. Richiamato nel 1939, prestò servizio dapprima al Battaglione “Bassano” e poi al “Bolzano” dell’11° Alpini, con il quale entrò in guerra sul fronte alpino occidentale, dove venne decorato con una Croce di Guerra al Valor Militare. Fu poi, tra settembre e dicembre del 1940, corrispondente di guerra del “Popolo d’Italia” in Cirenaica dove conseguì una medaglia di bronzo sul campo.

Rientrato al deposito dell’11°, chiese di raggiungere il Rgt. allora impegnato sul fronte greco-albanese, il 19 febbraio 1941 partì per l’Albania. Addetto al comando del “Bolzano”, rinunciava all’incarico per assumere il comando di un plotone arditi di btg. Cadeva il 14 marzo 1941 nella battaglia per la conquista della Punta Nord del Mali Scindeli.
Il Ministero della guerra gli conferisce alla memoria la medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione :

«Volontariamente, come aveva fatto altre volte, assumeva il comando di forte pattuglia ardita, alla quale era stato affidato il compimento di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori, con grande ardimento le assaltava a bombe a mano, facendo prigioniero un ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla resistenza. Rimasto privo di munizioni, si lanciava alla testa dei pochi superstiti, alla baionetta, per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l'ultima bomba a mano e incitava gli arditi con il suo eroico esempio, al grido di “Avanti Bolzano! vita l'Italia”, veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di altissimo valore e di amor di Patria.»

 

Punta Nord del Mali Scindeli, fronte greco-albanese, 14 marzo 1941

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2010 10:27