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Silvano Buffa

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Silvano era nato a Trieste il 15 maggio 1914 da genitori originari del Trentino. Aveva frequentato il liceo classico “Petrarca” poi, dopo aver conseguito il diploma, si era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Padova, laureandosi brillantemente.

Ambiva ad una carriera di magistrato “perchè - sosteneva con forza – lo studio del diritto è il pilastro fondamentale per la convivenza umana e il presupposto del progresso civile sia individuale che collettivo”.

Silvano era un bel ragazzo, alto e forte, dal viso aperto e simpatico. Il suo carattere era cordiale e allegro: sapeva farsi benvolere fin dal primo incontro. Amava la montagna, non solo spinto dalla tradizione familiare, ma anche perchè ne avvertiva il fascino che lo stimolava sia fisicamente che intellettualmente. Alle lunghe escursioni e alle pazienti e ardite ascese, seguivano ore e ore di lettura di libri su argomenti alpini.

Così, quando fu il momento di espletare il servizio di leva, la scelta fu naturale: partì alpino. Fece la scuola Allievi Ufficiali di Complemento a Milano e prestò servizio di prima nomina a Gorizia, nel Battaglione “Bassano” del 9° Reggimento Alpini.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale aveva 26 anni. Fu immediatamente richiamato con il grado di tenente.

Partecipò alle operazioni sul fronte occidentale con il Battaglione “Val Cismon”. Quindi fu assegnato alla 64° Compagnia del Battaglione “Feltre”, nella quale nel 1917 aveva militato anche il volontario giuliano capitano Guido Corsi, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Il 17 novembre 1940 Silvano partì con il suo Battaglione: destinazione Albania. Il 27 novembre raggiunse il fronte.

Il 10 marzo 1941, dopo aver preso il comando della Compagnia in sostituzione del comandante ferito, Silvano cadde in combattimento durante l’offensiva per la conquista del Mali Spadarit. Un gesto di eroismo che che gli valse la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

“Comandante di plotone del Battaglione “Feltre” durante l’attacco di una munitissima posizione nemica – ferito il comandante – assumeva baldanzosamente il comando della Compagnia e dava costante prova di calma, fermezza, capacità di comando, grande sprezzo del pericolo, così da condurre fin sulla vetta, violentemente contrastata dal nemico, i suoi alpini trascinati dal suo esempio animatore.

Giunto valorosamente tra i primissimi sull’obiettivo, veniva colpito a morte da una raffica di fucile mitragliatore. Sentendo prossima la sua fine, completamente dimentico di sè, impartiva ai suoi uomini, con serena fermezza e con superbo esempio del più alto sentimento del dovere oltre la morte, le ultime disposizioni per il mantenimento della posizione contro i contrattacchi che il nemico aveva già iniziato.

Nell’affidare ad altro ufficiale il comando della Compagnia, chiamava vicino a sè il suo portaordini e gli diceva testualmente: “Va dal capitano e digli che lascio il comando della Compagnia perchè muoio! Ho fatto il mio dovere fino all’ultimo e, come mi hanno ordinato, sono arrivato in cima allo Spadarit. Viva l’Italia!”

Magnifico esempio di consapevole arditezza, serenità d’animo, di grande indomito valore, di altissimo sentimento del dovere oltre la morte!

 

Mali Spadarit (Albania), 10 marzio 1941 - XIX –

 

(Ricordi del fratello Mario Buffa tratti da “Lascio il comando perchè muoio – Albania: il diario di guerra di un alpino del Feltre” - Tenente Silvano Buffa MOVM)

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2010 10:28