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Fiaccola Alpina 2010

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“El tempo vola e nu’ con lu’ sbrissemo!” Ebbene sì, era stata appena archiviata la Fiaccola Alpina 2009 che già è arrivato il momento di mettere in moto la macchina organizzativa per la Fiaccola Alpina 2010, giunta quest’anno alla sua venticinquesima edizione.

Da qualche mese il giovane consigliere Federico Toscan era in fermento per l’organizzazione della Fiaccola Alpina, “eredità” raccolta da Nino Baldi, sempre presente nei nostri cuori; con Fede si è “in buone mani” perché ha dimostrato in più occasioni di essere
un bravissimo organizzatore e coordinatore e anche quest’anno la Fiaccola Alpina è stata a dir poco impeccabile.

Le previsioni meteo da molti giorni non lasciavano sperare nulla di buono: cielo grigio, nuvoloni e soprattutto tanta pioggia che ci hanno messo non poco in allarme. Nessun problema: gli Alpini non sono idrosolubili!

Nel primo pomeriggio c’è l’abituale ritrovo sotto la Sede; il cielo è plumbeo ma per fortuna non piove. I Fiaccolisti sono pronti con il Cappello Alpino e la mimetica. Tra una battuta, una risata e tanti “speremo che el tempo tegni” si organizzano gli “equipaggi”: Fiaccolisti, alfiere e trombettiere in pullmino, mogli, morose, amici e simpatizzanti nelle macchine che formeranno poi il corteo.
Si parte dunque verso Aquileia dove padrona della scena è la meravigliosa basilica con il campanile che svetta maestoso nel cielo.

I Fiaccolisti come da tradizione sono impegnati nelle “prove tecniche” sotto il comando di Sandro Bressani.

Dopo gli onori ai caduti nel Cimitero degli Eroi il corteo parte alla volta del Cimitero Austro-Ungarico di Prosecco per poi fermarsi sul colle di San Giusto al Monumento ai Caduti e alla Risiera di San Sabba. In ciascuna delle suggestive tappe con l’accensione della Fiaccola sono stati ricordati tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per restituire Trento e Trieste nel 1918 alla Madre Patria completando così l’unità del Regno d’Italia di cui il prossimo anno ricorreranno i 150 anni.

La fiaccola termina alla Foiba di Basovizza con l’ammainabandiera e la benedizione (giunta quasi a sorpresa) dell’amico don Serafin, parroco di Muggia Vecchia.

La sola luce rimasta a illuminare la lugubre atmosfera è oramai quella della Fiaccola che permette di intravedere tutti i presenti intenti a cantare il nostro Inno Nazionale rivolgendo il pensiero a tutti coloro che sono morti dopo la Seconda Guerra Mondiale per i loro sentimenti di devozione alla nostra Italia.

La giornata si conclude con il tradizionale Rancio in Sede: all’ottima pastasciutta preparata dal sempre efficiente gestore Paolo Pedroni si aggiungono come da tradizione le castagne ad opera di Benito Simonetti e le fave portate da Paolo Mazzaraco per continuare la consuetudine iniziata da Mario Giacopelli e continuata poi da Marisa, la mai dimenticata moglie di Flavio Fonda.

Anche quest’anno tutto si è svolto nel migliore dei modi: suggestione, commozione, Fiaccolisti impeccabili e sempre più bravi sono stati gli ingredienti di una manifestazione che oramai dura da venticinque anni, ma che ogni anno ha qualche cosa di nuovo, è sempre più bella e da cui soprattutto traspare lo spirito di corpo che caratterizza gli Alpini.

Grazie ai Fiaccolisti per il grande impegno e la passione che ci hanno messo, grazie ai volontari di Protezione Civile pronti ad accogliere la Fiaccola nelle varie tappe, grazie a Fede per la perfetta organizzazione, grazie a tutti gli amici presenti … e un grazie infine a Giove Pluvio per averci risparmiato!

( NOTA DEL WEBMASTER : On line anche le fotografie di Febe Vecchione , che ringrazio per la collaborazione )

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Febbraio 2011 12:06  

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